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TEMI

La mezzaluna come emblema Cultura culinaria in Turchia Le corone del mondo Il diamante
La bellezza nell`antico Egitto Velo e copricapo Amuleti e malocchio Il Mandala
Il profumo I Dervisci    

La vita nell`Impero Ottomano :: Le donne dell`Harem :: TOPKAPI la Reggia Imperiale
:: Artisti alla corte dei Sultani :: Impero Ottomano - Una corta sintesi della storia

La mezzaluna come emblema

Malgrado non ci sia un rapporto diretto con la religione, la bandiera turca con la sua mezzaluna, viene considerata come simbolo dell'Islam. Adoperata come ornamento e decorazione su vari motivi pre-islamici, si riscontrano tali forme anche sui talismani senza poterne dare uno specifico significanto islamico.

Considerata come figura o segno magico a cui vi si attribuisce misteriosa capacità di operare miracoli e benefici effetti.
La si riscontra anche nelle opere d'arte orientali, come pure sulle punte dei Minaretti e cupole di moschee; essendo abituati
a vedere sui campanili delle chiese la croce, si può aver l'impressione che per il credente musulmano abbia lo stesso significato.

Per i cristiani conosciuta dal 1400 in avanti mediante le conquiste degli ottomani, la mezzaluna divenne simbolo della nuova religione, l'Islam. Verso la fine del 1700 quando il Sultano Selim lll.(1798-1807) con l'aiuto d'esperti stranieri studiò una riforma del corpo militare, ci si chiese che motivo scegliere per la bandiera di stato.
Siccome in Europa venne già considerata simbolo dell'Impero ottomano, la si scelse come emblema e le fu aggiunta
una piccola stella.

Old Istanbul - Torre di Galata

Il Sultano ad Istanbul non ebbe solo questo titolo, ma fu anche Califfo, cioè sostituto del Profeta Maometto quale rappresentante della religione dell'Islam. Per questo motivo non c'è da stupirsi se nella maggior parte degli stati orientali la mezzaluna fu presa come simbolo ufficiale della religione islamica.

Prima della fine dell'Impero ottomano, dopo l'avvenirsi della prima guerra mondiale, anche Egitto e Tunisia presero la mezzaluna come emblema del loro Vessillo. Kemal Atatürk, dopo l'abolizione del califato (1924) e l'acclamazione della Repubblica turca, tenne la mezzaluna come emblema; Pakistan, Aserbaidschan ed Usbekistan ne seguirono l'esempio.
La mezzaluna, nel periodo pre-islamico usata come talismano ornamentale, divenne così sotto l'influsso dell'occidente un simbolo dell'Impero ottomano e con ciò il simbolo dell'Islam.
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Cultura culinaria in Turchia

La storia sullo sviluppo dell'arte culinaria in Turchia si può suddividere in tre parti: quella dell'Asia centrale, Selgiucca e quella del periodo Ottomano.
Nelle opere letterarie di Mevlana Jalaluddin-i Rumi, che visse tra il 12. - 13. secolo, vi sono molti segnalamenti della cultura culinaria di quei tempi. La sua filosofia che armonia e collaborazione potessere congiungere l'essere umano, dà informazioni inestimabili sul tema della nutrizione. Molti piatti nelle sue opere sono categorizzati e dettagliamente descritti.
Dopo la sua morte, venne fondato l'ordine dei Mevlevije, la confraternita dei Dervisci danzanti.
Quest'ordine, comunità, porse nuove regole per l`organizzazione in cucina e per le buone maniere a tavola, che vengono seguite ancora oggi.
Per loro la cucina è un luogo sacro, un Tempio, in cui il novizio matura e viene istruito. Il focolare, che è il dominio del guardiano del focolare, si può descrivere come l'altare di questo Tempio. Iil cuore dei Mevlevije batte in cucina; in essa i novizi perdono la personalità ed ogni senso di fierezza.

Quando nel 1285 il capo cuoco di Mevlana, Ates Baz-i Veli morì, lo sepolsero in un Mausoleo costruito in pietre rosse.
Questo fatto dice molto sull'importanza data alla cultura culinaria e l'onore dato ad un cuoco.
Nella Turchia odierna è molto viva la credenza che una presa di sale proveniente dal suo Mausoleo benedisca la cucina del visitatore, migliori la sua arte culinaria ed abbia un effetto benefico su ogni malattia di cui egli sia afflitto.

Già a quei tempi in Anatolia ci furono molte corporazioni che si tennero strettamente alle regole e prescrizioni di come condurre l'andamento in cucina.

  Contadina dell`Anatolia

Il Sultano Maometto ll. dopo la conquista di Istanbul, dette ordine di costruire un palazzo (TOPKAPI) in cui potesse residiare ed in un famoso decreto imperiale dettò le regole e le buone maniere a tavola che ognuno doveva attenersi e che alla fine della sua costruzione nel 1478 sarebbero state valide; furono stabilite anche la maniera in cui le pietanze dovevano essere cucinate e servite sia per il reggente che per i dignitari di corte.
Durante la sua reggenza le cucine furono suddivise in quattro sezioni principali in cui la più importante venne chiamata Kushane ­ la cucina degli uccelli ­ così chiamata per le piccole pentole contenute. In questa cucina venne cucinato in piccole porzioni il cibo destinato al Sultano. Nella seconda sezione, conosciuta come Has mutfak ­ la cucina del reggente ­ venne cucinato il cibo per la madre del Sultano, i principi e gli appartenenti privilegiati dell'Harem. Nelle altre due sezioni, secondo il loro rango, l'eunuco capo, gli / le domestiche ecc...

Allora, l'architettura delle case non comprendeva una sala da pranzo. Per questo motivo a palazzo non ce n'era una. Il cibo venne servito su tavole sparpagliate un pò ovunque. I domestici responsabili erano il servitore capo ed il capo cuoco.
L 'amministratore si occupava del materiale e delle provviste e tutti gli altri aiutanti erano sotto il loro comando.

Il personale di cucina comprese pasticceri, cuochi specializzati in dessert, legumi, carni, yogurt ecc... Tutto il personale delle cucine di palazzo con nuove ricette, aspirava di creare prelibatezze per migliorarsi. Così come a palazzo, anche nelle più importanti famiglie vennero impiegati cuochi specializzati.
La nobiltà e gli alti funzionari di corte si invitavano regolarmente a vicenda nelle loro abitazioni e scommettevano tra di loro
chi aveva i cibi più prelibati. Il Sultano fece loro visita personalmente.
Nelle cucine di palazzo e nelle case private degli alti dignitari di corte, la raffinatezza nel cucinare raggiunse un livello molto elevato. La cucina d'Istanbul o di palazzo, viene definita come un'arte.
Durante questo periodo nella capitale, vennero fondate corporazioni di lavoratori qualificati, che ancora oggi hanno un ruolo importante per mantenimento ed il miglioramento delle antiche ricette.

La cucina tradizionale turca si è potuta sviluppare e mantenersi fino ad oggi grazie alle pratiche conoscenze che a palazzo, come nelle case private, sono state tramandate da generazione a generazione.
Un detto turco dice: - Dimentica cosa hai mangiato e bevuto, dimmi dove sei stato e cosa hai visto...-.

I turchi, durante la loro venuta dall'Asia centrale, vennero influenzati dai vari paesi conquistati al loro passaggio ed anche dai cibi tipici delle antiche culture dell'Anatolia. Un'importante segno caratteristico della cucina turca è la sua capacità di adattamento nell'assunzione di nuovi elementi.
Un proverbio turco dice: - Scegli un amico dal gusto delle sue pietanze -. In Turchia, l'ospitalità e la socievolezza è molto radicata; l'offerta di cibo è essenziale.


La bellezza nell`antico Egitto

L'antica parola Egizia "nefer", significa non solo "bellezza", ma anche "perfetta", "buona"; questa parola venne usata sia
per descrivere gli dei, sia per sottolineare le qualità di un individuo.
Gli dei nei templi, furono illustrati nella loro splendente e perfetta bellezza; per assomigliare a loro, gli antichi Egizi, dedicarono molto del loro tempo alla cura corporea.
Nella vita quotidiana, la cosmetica ebbe un ruolo importante e perciò sviluppata molto presto, infatti l'utensile ritrovato nelle tombe ne dà una chiara testimonianza.

Vennero truccati gli occhi, il corpo massaggiato con olii pregiati....altre pratiche come il rosso sulle guance e sulle labbra, non sono chiaramente documentate. La credenza che gli dei, non solo gli esseri umani invecchiassero, fece sì che le illustrazioni
nei templi, vennero regolarmente pulite, oleate, truccate a nuovo.

Un'importante culto, un rituale, a scopo di difendere, salvaguardare il popolo egizio, fu quello di truccare gli occhi divini dapprima con un colore verde, poi col colore nero. L'occhio sinistro simbolizzava il lunare, quello destro l'aspetto solare dell'ordine del mondo; anche il Faraone fu sottoposto a tale rituale. Indirettamente fu anche un modo per salvaguardare
gli occhi da possibili malattie.

  The Egyptian Dancer - The Beach Dancer - Dimitry Chiparus

Gli odori profumati furono usati come espressione della vita, del buono, dell'amore; a differenza del male, del minaccioso, connesso col puzzo mortuario. Il loro uso, non fu solo per la cura corporea, ma fu anche un'espressione di collegamento dell'essere umano con la natura e la sfera divina.
La cosmetica non ebbe solo il compito di accentuare la sessualità e la cura del corpo, ma anche quello di sostenere la vita terrena nel miglior modo possibile, per far sì di garantire al corpo la vita nell'al di là. Per poter arrivare al cospetto degli
dei "nefer", perfetti, gli Egizi, cercarono di arrivarci già nella vita terrena.

Più tardi, l'uso di salbe e prodotti cosmetici fu accessibile a tutti i ceti sociali, sia donna che uomo, infatti oltre al guadagno giornaliero, i servitori ricevevano una razione di olii e salbe. Anche al vestiario pulito diedero molta importanza, per questo motivo, ai prigionieri, venne data regolarmente stoffa pulita.
L'uso di curarsi, truccarsi e di portare gioielli, non fu solo per motivi d'igiene o estetica, ma fu anche il desiderio di salvaguardarsi da malattie, influssi negativi e pericoli di ogni sorte.
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Le corone del mondo

Le corone del mondo. Corona...questa parola magica.... Il suo uso è vecchio come il mondo, forse dovuto all`istinto innato della donna di adornarsi il capo incominciato probabilmente con una corona di fiori.

Il suo impiego fu anche il risultato di un bisogno, i vignaiuoli durante la vendemmia ne fecero con le foglie della vigna, se ne fecero d`edera, d`alloro, ecc... più tardi si è dato loro un significato ed un attributo particolare.
Le corone così inventate, divennero presto dei simboli e si incominciò ad adornarne gli Dei della mitologia.
La corona di Giove, il dio del fuoco, si compone di tutte le sorti di fiori. Questo per marcare la sua supremazia.
Ad ognuna delle divinità fu attribuita una corona speciale e relativa alle sue funzioni. Apollo per esempio porta la corona d`alloro. Minerva foglie d`ulivo. Venere di rose ecc... Tutto d`un colpo l`Olimpo fu incoronato.

Con l`andar del tempo la manufattura delle corone e ghirlande floreali divenne un`arte. I greci ed i romani, oltre alle ambite corone d`ulivo selvaggio dei giochi olimpici, usarono corone di fiori per adornare pranzi di nozze, feste e cerimonie religiose importanti appendendole all`esterno delle case. Gli animali destinati al sacrificio portavano delle ghirlande di fiori, come pure coloro che li sacrificavano.
Le vittime destinate al sacrificio furono incoronate di cipresso o pino. Le corone funebri ebbero un ruolo importante ed è una tradizione pervenuta fino ai nostri giorni.

Il console romano Claudius fu il primo ad introdurre l`usanza di dorare il cerchio della corona con delle foglie dorate.
Col tempo si aggiunsero nastri ed infine per cerimonie nuziali lo sposo portava una corona, la sposa ne portava due.
Una di queste corone da sposa era composta di fiori naturali portata fino alla futura abitazine, la seconda di fiori artificiali incastonati con pietre preziose ed oro.
Giulio Cesare ottenne dal senato il permesso di portare una corona d`alloro, in seguito fu adottata da tutti i membri della
sua famiglia; più tardi si introdusse l`usanza di portare un diadema fatto di perle.
Gli imperatori d`occidente adottarono la corona in uso a Costantinopoli; un cerchio d`oro attornato in basso ed in alto
da una fila di perle.
Fu questa corona che i Pontefici posero sul capo degli imperatori dicendo loro:
- La corona imperiale è il cerchio della terra, vi attribuisce la potenza universale. -

Ogni corona e le gemme in essa incastonate hanno la loro storia ed i loro simboli.
Alcuni esempi sono Egitto ed Etiopia, i paesi monarchici più anziani del continente africano.
Sul capo della mummia del faraone Tutankhamon fu trovato un diadema d`oro e pietre preziose adornato di teste di serpente. Cleopatra ebbe una corona adornata d`animali simbolici della sua dinastia.
La corona del regno d`Etiopia ha la forma d`un elmo da combattimento e Tiara religiosa.
La corona degli Aszechi è fatta di piume multicolori, oro e pietra turchese ornata di figure rappresentanti Dei e templi.
La corona di Carlomagno ha la forma di un ottagono, numero simbolico.
Quella del re Carlo II. d`Inghilterra, ha alla sua sommità un globo con sù una croce. Simboleggia il pianeta dominato dalla croce di Dio ed il suo rappresentante deve regnare conforme alle leggi divine e religiose.

Quella della Tailandia ha differenti piani ornati di perle e gemme preziose che rappresentano il riflesso di un mondo completo. La punta finale viene cambiata alla morte del sovrano e la sua forma ed i suoi ornamenti simbolizzano le aspirazioni del regno; il suo ornamento evoca il serpente della fecondità Naga, creatore di terra ferma in mezzo all`oceano.

La corona è sin dai tempi più antichi l`emblema del potere del sovrano/a posta sul capo al giorno dell`incoronazione.
Oggetto prestigioso legato alla sorte di una dinastia o di un paese. Molte di esse sono oggi scomparse, certe, le autentiche, sono conservate nei musei, le altre nelle camere del tesoro reali.
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Velo e copricapo

Definizione di velo nel vocabolario italiano:
Pezzo di stoffa atto a coprire, riparare, celare. Bende di lino che ne coprono la testa. Prendere il velo, farsi monaca.
Tessuto finissimo di seta, cotone. Pezzo di tale tessuto o trina, pizzo, con cui , in varie circostanze, le donne si coprono il capo;... nuziale,... da chiesa. Cosa che copre come velo;... di nebbia. Ciò che vela, nasconde, impedisce la conoscenza della realtà, ... della passione,... delle illusioni. Nascondere. Strato sottile come velo.

Nel 1913 in Turchia, la rivista intitolata "Il mondo della donna", pubblicò in un suo articolo la foto di una donna senza il velo, probabilmente fece lo stesso scalpore come negli anni '50 quando sulla prima pagina di un giornale francese fu messa la fotografia di una donna senza vestiti.
In Egitto, nel 1923, lla femminista Huda Schariwa gettò per protesta il velo in mare. In Algeria le donne lo portarono apposta, per protestare contro il colonialismo francese. In Iran, il Tschador divenne un simbolo contro le potenze dell'ovest. In lingua persiana, Tschador significa casa, domicilio, difesa contro estranei. In tempi passati il modo di vestire regolò lo stato sociale della donna, l'appartenenza ad una famiglia, la differenza dalle credenti e non credenti, alla credenza di una religione (Islam).

Nella penisola araba lo portarono le donne d'alto ceto sociale. Nell'antica Grecia, il velo era un attributo per le dee; per Omero era segno di femminilità per donne di qualunque stato sociale.
In molte regioni della Grecia le donne si avvolgevano in leggeri veli bianchi, grandi abbastanza da fungere come mantello in cui si intravedevano solo gli occhi; siccome lo si portava sciolto sul capo, nelle illustrazioni si vedono spesso donne che lo trattengono sul viso con la mano sinistra.

Nel medioevo le donne germaniche portarono i capelli sciolti o annodati in trecce ma coperti con del tessuto.
Nell'età del bronzo le donne sposate portarono retine sui capelli annodati alla nuca. Le vergini non furono obbligate a coprire
i capelli, ma usavano corone di fiori, un cerchio in metallo ricoperto di pietre preziose, una molletta per capelli.
La molletta per capelli fu per loro un segno di libertà personale. Per le donne sposate, la cuffia fu un segno di sottomissione al marito, il non essere libere.
Un'altro copricapo femminile è quello che fu messo dalla suocera sul capo della sposa al giorno dopo del suo matrimonio. Composto di una fascia che avvolge il viso compreso il mento, la fronte ed un velo lungo che copre i capelli ed arriva fino al disotto delle spalle.



Con l'andare dei centenni, i copricapi cambiarono spesso la loro forma. In Francia ai tempi dei reali si usava la parrucca.
Il cappello fu portato da donne d'alto ceto sociale, che non uscirono di casa senza. In campagna si usò come copricapo il sempice fazzoletto di testa.
Nel mondo "moderno" di oggi, le donne portano volontieri pettinature stilizzate, capelli corti o lunghi e tutti i possibili toni di colore; spesso e volontieri si portano mollette per capelli o cerchi, che sono i relitti di antiche tradizioni.
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Amuleti e malocchio

In Egitto, come in tutte le culture, il rapporto tra il costume di portare amuleti e gioielli contro il malocchio è molto espresso.
Nel corso della loro evoluzione, gli amuleti che si portavano sempre addosso e che fungevano da "protettori" contro demoni e malocchio, tesero a diventare gioielli in cui la componente estetica divenne sempre più un fattore importante.

Analizzando il loro contenuto, si nota che il gioiello popolare ancora oggi contiene le caratteristiche degli elementi dell'amuleto antico, infatti si adoperano sempre lo stesso tipo di pietre preziose e meno ed addirittura le copie fatte di vetro hanno le stesse sembianze; per esempio la pietra della corniola col suo colore rosso-marrone che viene sempre associata al sangue, oppure il verde-celeste della pietra turchese.
La forma dei gioielli come la mano di Fatima, il ciondolo a forma d'occhio color celeste, lasciano anche loro intravedere tale credenza; con ciò si deduce che a certe pietre precise, viene data la facoltà, oltre d'avere poteri terapeutici, anche quella di tenere lontano il "male".

L'antica credenza che suoni, in special modo il suono del metallo possa tener lontano gli spiriti maligni, si possono riscontrare nei diversi ciondoli e nei vari oggetti usati in tal senso, in qui sono applicati dei ninnoli in ferro che causano un tintinnio ad ogni movimento.
Nell'Italia del sud per scongiurare il malocchio, si usano delle corna di vitello o montone, in passato murate sui tetti delle case di campagna; oppure ciondoli a forma di corno fatti in oro o corallo. (...facciamo le corna...).
Ugualmente potenti sono considerati i ferri di cavallo, le chiavi, l'aglio e gli oggetti metallici di ogni genere. (...tocca ferro...).
I Fenici attribuivano un valore magico alle conchiglie, come oggetti che richiamavano l'organo genitale femminile.



Negli amuleti egiziani, si riscontrano anche motivi astrali, come la mezzaluna, stelle e pianeti. Ci sono ciondoli a forma d'involucri cilindrici e scatolette con forme triangolari o quadrate contenenti scritte divine, chi li porta è messo sotto la Sua diretta protezione; la stessa cosa vale per i ciondoli con la formula "Mashallah" (che Dio ti protegga).
I cristiani si servono per tale scopo del crocefisso.
Nell'antico Egitto esistevano diversi tipi di amuleti, oggetti che avevano lo scopo di proteggere il corpo e ogni aspetto della vita stessa; collocati fra le bende delle mummie si trovavano gli amuleti dedicati al mondo funerario, che garantivano al defunto la continuazione di ogni funzione vitale nell'al di là.

Presso gli antichi Egizi lo scarabeo era identificato con il simbolo del dio sole Ra al suo sorgere; il geroglifico a forma di scarabeo ha infatti il significato di divenire, rinnovarsi, risorgere. Questo significato portò alla diffusione dell'uso funerario; grossi scarabei di pietra venivano posti sulla mummia al posto del cuore, con incisa sulla superfice inferiore una iscrizione tratta dal Libro dei Morti che magicamente farà pesare il cuore come una piuma nel giudizio che ogni anima deve affrontare nell'al di là. Gli scarabei più piccoli venivano usati invece come amuleti o sigilli e spesso erano incastonati in anelli. I materiali utilizzati per la produzione degli scarabei erano la steatite e la maiolica di colore verde e blu, per quanto fossero usate anche pietre preziose come corniola, diaspro, agata, cristallo di roccia.

Gli antichi elementi contenuti negli oggetti e tramandati fino ad oggi, indicano come in epoche passate l'essere umano cercò una protezione per combattere l'influsso di potenze negative.
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I Dervisci danzanti

I Dervisci, le faccie coperte da una barba, sotto lo sguardo dello Sceicco accovacciato, incominciano la loro danza girando tre volte nella sala. Dopo il terzo giro, lo Sceicco si alza ed i Dervisci si tolgono la lunga cappa nera ( Cübbe ) restando in una tunica bianca come un sudario che simbolizza la sfera spirituale del divino, vanno al suo cospetto, lo salutano con un cenno della testa, gli baciano la mano e chiedono il permesso di poter iniziare la danza, incominciando a roteare su sè stessi a braccia congiunte sul petto, poi aprendole; la mano destra aperta verso il cielo, come la coppa del cuore che raccoglie la grazia divina, la mano sinistra aperta verso terra, è la sorgente di vita che comunica il divino influsso al mondo di noi poveri mortali, un ponte tra cielo e terra.
Lo sguardo rivolto al cuore; il cerchio dell`ampia gonna che roteando è la sfera del cosmo che si avvolge all`infinito intorno al centro dell`universo, un copricapo che simbolizza la lapide dei paesi musulmani, in qui il novizio pone sulle sue passioni mortali...danza, facendo attenzione a non oltrepassare la metà della sala fissata dallo sceicco accocacciato, questa linea simbolizza l`Equatore. Lo scopo della danza e generare uno stato di estasi e accellerare il contatto tra la mente del Sufi e la Mente Cosmica di cui egli si considera parte.

I Sufi, comunità mistica dell`Islam,- questo nome deriva dal termine arabo Suf, che significa lana, il tessuto degli abiti portati da asceti famosi per la loro austerità -, diventarono degli esempi spirituali e dai loro insegnamenti nacquero le differenti Tariqat, che in arabo significa le voci, la via; ciascuna di queste Tariqat, sviluppò forme particolari di costumi e di espressione; infatti ci sono molte comunità con tuniche diverse, con diversi ranghi, regole precise, rituali. Uno dei più grandi ed importanti rappresentanti del sufismo fu Mevlana Djellaleddim Rumi, che visse a Konya ( Anatolia - Turchia ) nel 13.secolo.
Il Tariqat ispirato al suo insegnamento influì sulla civiltà musulmana; la così detta Mevlania, si propagò in tutto il territorio dell`Impero Ottomano arrivando a formare fino a 110 centri culturali detti Tekke (conventi) riunendo discepoli chiamati Dervisci ( poverelli-umili ). Mevlana auspica un mondo senza libri e maestri, dove l`uomo possa raggiungere la verità in maniera semplice, guardando dentro di sè. Durante il periodo ottomano, la musica, la poesia, la calligrafia furono le forme di espressione più privilegiate dai Dervisci Mevlevi, dove oltre a uomini di Stato, anche i Sultani ne furono i suoi discepoli. In tutto il mondo musulmano le Tekkes divennero un punto di ritrovo per intellettuali ed artisti, che spontaneamente e senza formalità si riunivano.

Si dice che la tradizione del cerimoniale del Sema estatico ( audizione ), cioè la danza di roteare su sè stessi, fu dovuta ad un caso: infatti Mevlana, durante una passeggiata nei vicoli di Konya, sentì un tintinnio di un orefice che stava lavorando l`oro; per Mevlana questo rumore evocava il nome di Allah e ne fu talmente colpito che si mise a danzare roteando su sè stesso.
Fu da quel momento che lui ed i suoi discepoli danzarono per giorni interi...
Attraverso la traduzione delle sue opere, l`influenza di Mevlana si è potuta trasmettere fino ai nostri giorni, ed è come una sorgente di ispirazione e riflessione per artisti e filosofi.
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Mandala

La parola Mandala proviene dal Sanskrit e significa cerchio. Il cerchio è uno dei più antichi simboli dell`umanità; se ne ritrovavo scolpiti e disegnati nelle grotte, in disegni fatti dagli Aborigeni, disegni di sabbia degli indiani Navajo, nell`India del sud a Yantras ne se trovano per l`adorazione del dio serpente, nei centri di culto a forma di labirinto.

In Nepal vi è la scuola della pittura Thangka. La formazione dura per l`allievo dodici anni.

Oggi è molto diffuso nelle arti e nelle culture mondiali. I più conosciuti Mandala cristiani, le finestre a rosette, si trovano nelle chiese gotiche, che simbolizzano nel mezzo il Signore, lo Spirito Santo, Gesù e Maria.
Nei vari temi del Mandala c`è anche lo Yin e lo Yang provienente dal mondo simbolico cinese, che congiunge l`energia polare: la scura rappresenta la calma della forza femminile, la chiara, la movimentata energia maschile.

Quello che maggiormente affascina è la semplicità della sua forma e la sua simmetria precisa. La forma simbolzza l`unità e l`universalità, principio e fine, cioè partenza ed arrivo e con questo l`eternità, la rinascita, il circolo sanguigno, tutto quel che avviene; da una parte è il centro del movimento, dall`altra della pace assoluta. Il cerchio simbolizza l`universo, il divino; la terra, il sole, la luna, le stelle, la spirale, l`iride, la ruota - del tempo -, tutti questi simboli hanno una forma rotonda.
Si dice che disegnare il Mandala dà un senso di pace interiore, sviluppa la concentrazione ed il pensar logicicamente, lascia libere le emozioni nascoste, fà sì che l`individuo si apre per la conoscenza interiore.

Il Mandala è molto di più di un cerchio colorato, infatti è mistico, contiene simboli, emette energia e forza ed ha una ricca tradizione; concentrandosi nel centro si riscontra un senso di pace interiore, forse anche la pace con sè stessi.
Il cerchio mette a fuoco lo sguardo nel punto centrale dell`individuo, centrando la propria coscenza; trovarlo è il traguardo della meditazione.
Nei riti di iniziazione buddisti e tibetici, il Mandala fatto di sabbia simbolizza il gradino per prepararsi all`illuminazione.
La tradizione buddista dà forma, grandezza, colori del mandala, ogni pezzo ha il suo significato, vari simboli rappresentano
gli Dei.
I monaci buddisti, dopo un processo di contemplazione e creatività durato giorni e giorni, lo distruggono, il motivo è il non volersi attaccare a cose materiali; la sabbia colorata la buttano poi in un fiume vicino
...con il Mandala ci si trova di nuovo nei segni simbolici...la lingua universale.
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Il diamante

Nella mitologia Induista il diamante non ha portato saggezza neanche agli dei.
Infatti quando Indra, il regnante del cielo, voleva sconfiggere il suo rivale Bala, lo invitò a fare un gioco; si avrebbe dovuto impersonare l'uomo, e Bala sarebbe stato ideale per il ruolo dell'eroe. Onorato Bala accettò, ma appena depose le armi, fu ucciso da Indra con un fulmine e dal corpo di Bala fuoriuscirono diamanti.
Altri dei giunsero sul luogo dell'accaduto, con avidità raccolsero i diamanti e li misero su carri, questi, stracolmi si rovesciarono ed i diamanti furono seminati nei mari, fiumi, boschi, prati, montagne.
Ognuno di questi diamanti, così dice la leggenda, porta con sè il ricordo ad un dio o ad un demonio; la nascita del gioiello è stata anche l'ora della morte. La pietra che uscì dal corpo di Bala la chiamarono -Vajra Brahmane- e solo questa pietra preziosa può avere quella pura e speciale bellezza, di modo che ancora una volta si possa intravedere nel freddo cristallo le sue sembianze.

In Europa i diamanti ed altri preziosi orientali, giunsero per la prima volta con il commercio fra l'Impero Romano e l'India; tra le classi privilegiate, queste pietre furono subito apprezzate per la loro speciale bellezza e durezza.
La richiesta di diamanti aumentò vertiginosamente, e fece sì che il senato romano cominciò a cambiare l'oro per diamanti; questo fatto mandò in rovina parecchi comuni.

Nel medioevo sembra che l'interesse per il diamante diminuì; aumentarono invece i prestigiosi racconti delle ricchezze delle Indie, e Marco Polo alla fine del 13. secolo con i suoi viaggi le confermò.
Alla metà del 14. secolo a Venezia si incominciò con l'arte del taglio del diamante, e si adoperò per la prima volta la polvere diamantina; anche a Lisbona ed Antwerpen si incominciò con la lovorazione di questo gioiello.
Siccome le pietre si possono modellare secondo una forma individuale, guadagnano personalità ed una singola identità, infatti ci sono diamanti famosi conosciuti con un loro nome.
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Il profumo

L'origine della parola profumo, deriva dal latino "per fumis", tradotto vuol dire: attraverso il fumo. La sua origine è antichissima, l'Oriente sembra esserne stata la sua culla. Nella storia dell'umanità i primi documenti sulla profumeria risalgono agli Egizi.
In questa civiltà, alle fragranze, di cui i sacerdoti avevano il pieno controllo, veniva attribuita la proprietà di fare da tramite alle aspirazioni umane nell'aldilà.

Emblematico fu il rituale dell'imbalsamazione: dopo la morte, il corpo veniva privato delle viscere, pulito con olio di pino, riempito di essenze come mirra, cassia e cedro ed infine avvolto in bende impregnate di olii aromatici. Anche nell'igiene quotidiana gli Egizi impiegarono sostanze odorose, col passare del tempo il suo uso divenne profano; Cleopatra, valorosi guerrieri ecc..., cominciarono a spalmare i loro corpi con unguenti profumati.

In tempi antichi, ed ancora oggi (incenso), vennero bruciate sostanze odorose in onore degli dei, bruciando, esalavano un fumo odoroso che si levava verso il cielo; era credenza che bruciandole gli uomini si attribuirono le grazie divine.
Gli odori gradevoli scongiurarono anche le malattie ed ostacolavano la peste e le epidemie. In seguito gli arabi inventarono il lambicco, un apparecchio in cui si chiudono sostanze da carbonizzare o calcinare, in poche parole la distillazione del profumo.
Nell'antica Grecia, mito e culto della bellezza trovarono nel profumo una perfetta sintesi, gli odori buoni ­ strumento di ricerca del divino ­ raggiunsero il loro apice nella raffinatissima Atene di Pericle. Nonostante il veto di alcuni personaggi illustri come Socrate, l'importanza attribuita al profumo è confermata dal famoso "Trattato degli odori" di Teofrasto, testo di base della profumeria antica. L'unguento profumato dava vigore e fiducia agli atleti greci dell'antichità.

Dopo l'iniziale diffidenza dei Romani nei suoi confronti, il profumo trionfò in tutte le sue forme anche a Roma. Con la decadenza dell'Impero e la nuova morale imposta dal cristianesimo però, l'arte del profumo cadde rapidamente nell'oblio.
L'uso del profumo si diffuse in Francia grazie alla Dama del regno di allora, Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI., o Giuseppina, moglie di Napoleone, che ne darono l'esempio.
Come dice Honais in Madame Bovary, il profumo dona piacere, sorprende l'intelletto e provoca estasi. I guanti profumati divennero celebri grazie alle donne eleganti di Francia, Inghilterra ed Italia. Fu il primo modo di indossare un profumo.

La storia del profumo, può essere letta anche come storia dei flaconi. Nell'antico Egitto, per esempio, oltre alla pasta vitrea, venivano impiegati anche diorite ed alabastro.
In Grecia invece, predominavano la ceramica e la terracotta dipinta. Ma è proprio con la soffiatura dovuta ai Fenici, che si aprono nuove possibilità di lavorazione. Tra le lavorazioni dell'Europa medioevale, vanno segnalati i "Pomader" ovvero piccoli globi contenenti sostanze profumate solide.

Col passare dei secoli, l'abilità degli artigiani venne impiegata nei flaconi, infatti vennero impreziositi da decorazioni a sbalzo, a cesello o smaltate e realizzati in materiali preziosi come oro, argento, lapislazzuli, cristallo, rocca, corniola ecc...
Nella seconda metà dell'ottocento, per la lavorazione del flacone, oltre al cristallo, venne impiegato del vetro a cameo e la
"Pâte de verre", con cui si realizzano flaconi dai particolari effetti cromatici e luminosi.

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